PROTESI PENIENE

 

Fino a venti anni fa l’impianto di protesi peniene rappresentava l’unico trattamento valido per la Disfunzione Erettile. Sebbene oggi la maggior parte dei pazienti riferiscano ottimi risultati soddisfacenti con la terapia orale vasoattiva (Sildenafil e Tadalafil) o con le iniezione intracavernosa di Alprostadil, esiste una quota di pazienti non responders  a questi farmaci per i quali è necessario eseguire l’intervento di impianto di protesi peniene.

Negli ultimi anni le protesi peniene sono migliorate molto in termini di efficacia e affidabilità e ne esistono diverse tipologie per soddisfare le esigenza di tutti i pazienti.

Si possono classificare in due grandi gruppi::

- protesi semirigide (malleabili o meccaniche)

- protesi idrauliche (tricomponenti e bicomponenti)

 

Le protesi idrauliche tricomponenti offrono i migliori risultati in termini di soddisfazione da parte dei pazienti. Consentono di passare da uno stato di flaccidità del pene ad uno stato di rigidità completa. Rappresentano quindi la soluzione migliore soprattutto per pazienti giovani (< 70 anni), con una buona manualità, che desiderano una erezione quanto più simile alla erezione naturale.

Le protesi semirigide sono invece protesi fisse che possono essere orientate dal paziente ma che non possono variare lo stato di rigidità. Hanno il vantaggio di essere molto semplici da impiantare e di avere costi sensibilmente minori delle protesi idrauliche.

Sono quindi indicate nei pazienti più anziani o nei pazienti paraplegici che non hanno la manualità necessaria per gestire le protesi idrauliche.

Prima di impiantare una protesi peniena bisogna in primo luogo informare dettagliatamente il paziente. In primo luogo che si tratta di una procedura irreversibile, nel senso che dopo l’impianto non è più possibile passare ad altre forme di terapia (orale o iniettiva). Inoltre è necessario informare sulle possibili complicanze di questa chirurgia.

Le complicanze maggiori sono rappresentate dalle infezioni e dai danni meccanici.

Il rischio di infezione durante un impianto protesico è relativamente basso (2 – 4%) se si parla di primo impianto, se si effettua una adeguata profilassi antibiotica e si utilizza una tecnica operatoria sterile e rapida.. Il rischio aumenta sensibilmente in caso di diabete mellito scompensato al momento dell’intervento (5%) o di reintervento (15%). Oggi molte protesi sono costruite con materiali speciali che assorbono il liquido antibiotico e riducono ulteriormente il rischio di infezione. Tuttavia molto spesso in caso di infezione è necessario rimuovere la protesi, trattare il paziente con antibioticoterapia e differire il reimpianto di qualche mese.

 Il rischio di difetti meccanici della protesi esiste soprattutto per le tricomponenti che però negli ultimi anni sono molto migliorate riducendo questo rischio a meno del 3% dei casi. Ad ogni modo le protesi sono coperte da una assicurazione totale in caso di gasto meccanico che consente di avere una seconda protesi in sostituzione.

Per quanto riguarda l’accesso chirurgico ideale per l’impianto protesico non ci sono differenza significative tra l’accesso infrapubico e l’accesso scrotale, ma la scelta dipende dall’esperienza del chirurgo e la situazione anatomica.

 

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