TUMORI DELLA PROSTATA

Quasi tutti i tumori prostatici sono adenocarcinomi dei dotti acinosi. Se si esclude il melanoma, il tumore della prostata è il più comune tumore nel sesso maschile. Negli Stati Uniti si stima che i nuovi casi ogni anno siano superiori rispetto ai casi di tumore polmonare.

E’ un tumore rarissimo sotto i 40 anni, insolito sotto i 50 mentre la maggiore incidenza viene riscontrata tra i 65 ed i 75 anni. La frequenza della malattia aumenta comunque con l’età e dopo gli ottanta anni è presente in quasi il 50% dei soggetti. Tuttavia per il carcinoma prostatico si assume che la malattia nei soggetti anziani (di età maggiore ai 70 – 75 aa) probabilmente non avrà effetti sulla qualità della vita o sulla durata di questa.

La diagnosi del carcinoma prostatico viene fatta tramite biopsia prostatica, che viene eseguita quanto esiste un sospetto. Lo screening del carcinoma prostatico viene eseguito mediante dosaggio del PSA sierico ed esplorazione rettale digitale.

Un valore di PSA molto elevato e/o la palpazione di un nodulo di consistenza aumentata a carico della prostata possono far sorgere il sospetto di presenza di tumore prostatico.

La biopsia prostatica può confermare o meno la presenza di cellule tumorali e ci può indicare in maniera approssimativa anche la malignità del tumore che si esprime secondo il grading di Gleason con un punteggio che va da 2 a 10. Un tumore con un grading inferiore a 7 viene in genere considerato a prognosi favorevole.

Un altro importante parametro prognostico e la stadiazione locale della malattia. Se lo stadio è T1 o T2 significa che la malattia è organo-confinata ed è quindi possibile intervenire con un intervento chirurgico radicale, se la malattia è invece un T3 o T4 vuol dire che la malattia è sconfinata oltre la prostata e quindi l’asportazione della prostata non risolve radicalmente il problema. Purtroppo spesso la differenziazione tra un T2 e T3 è difficile da farsi prima dell’asportazione della prostata e si può precisare lo stadioa con sicurezza solo dopo l’intervento chirurgico. 

La terapia ideale del carcinoma prostatico è tuttora discussa. Esistono fondamentalmente tre forme di terapia di comprovata efficacia e diverse forme di terapia in fase di sperimentazione.

Le terapie attualmente di uso comune sono la terapia chirurgica che consiste nella prostatectomia radicale della prostata; la radioterapia della prostata a scopo radicale; la terapia medica ormonale che consiste nella soppressione degli ormoni androgeni da cui dipende il tumore prostatico. Quest’ultima terapia permette di bloccare la crescita del tumore per un periodo variabile di anni, ma non cura la malattia. Pertanto viene indicato in persone non operabili (per età avanzata o per stadio avanzato della malattia) o dove la terapia a scopo radicale abbia fallito.

L’intervento chirurgico di prostatectomia radicale viene considerato ancora oggi il gold-standard soprattutto per pazienti di età inferiore a 70 anni e qualora si ritenga che il tumore è localizzato.

 

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